blow up #311 [aprile 2024]

MUSICA
20 ESSENTIALS: Hardcore Italia 1982-1986
 / di Andrea Amadasi e Fabio Polvani
La scena dell’hardcore italiano al culmine della creatività: il contesto, l’epoca e le recensioni dei 20 dischi (LP, 7” e cassette) più rilevanti e memorabili, un tuffo in una delle scene più conosciute e influenti anche all’estero nonostante la dimensione carbonara.

Kali Malone / di Gino Dal Soler
Un ritratto di Kali Malone all’indomani del suo ultimo disco “All Life Long”. Le potenti architetture elettroniche, armoniche e dissonanti insieme, la fascinazione per il temperamento mesotonico con cui accorda i “pipe organ”, suoni che richiamano quelli di antiche cattedrali medioevali abbandonate dal tempo. Ma anche la tensione tra sacro e profano che anima di vita, corpo e anima, tutta la sua opera.

Death Me(n)tal / di Nazim Comunale
Cosmic Music For Cosmic People

20 ESSENTIALS: HARDCORE PUNK ITALIA 1982-1986
 
di Andrea Amadasi & Fabio Polvani
 
Citius, Pressius, Fortius

“Non vogliamo più sognare
Non vogliamo più aspettare
Non vogliamo più sperare
In un mondo migliore
Non vogliamo costruire
Siamo i rigetti del sistema
Ma le catene che portiamo
Prima o poi le spezzeremo”
[Attack, Rappresaglia]


“Ardcòre, ardcòre, sei stato il primo amore!”
[Hardcore, Upset Noise]
 

Epopea musicale fondata sull’ebbrezza della velocità, sullo stordimento del rumore, sulla rovina e sulla catarsi della slamdance. Disperato atto di antagonismo e resistenza culturale in un periodo di profondi cambiamenti nella società italiana (la fine del Movimento tra lotta armata, eroina e riflusso, l’avvento del post-moderno). Un’intensa esperienza di vita, dotata di una valenza da romanzo di formazione. L’hardcore punk italiano degli Ottanta è stato un po’ tutto questo, almeno a scorrere la copiosa narrazione che è stata fatta nel corso degli anni. Una narrazione che ha prodotto libri, articoli, documentari e ristampe discografiche sempre più complete. Queste situazioni e questo interesse hanno contribuito a fare dell’hardcore italiano uno dei fenomeni giovanili (legati alla musica) più documentati tra quelli sviluppatisi nel nostro Paese.
Di più. L’hardcore punk italiano rappresenta uno di quei rari casi in cui un’espressione musicale di matrice rock viene riconosciuta e apprezzata all’estero proprio per la sua provenienza italiana. Di italian hardcore come marchio di fabbrica, dotato di una sua specificità e identità, si parlava in Maximumrocknroll e Flipside, vale a dire le “bibbie punk” che fino a qualche decennio fa facevano opinione in ogni angolo del pianeta. E l’italian hc andava in giro per i palchi internazionali, incuriosendo gli americani e facendo tendenza in Europa. Direttamente dai banchetti o da distribuzioni amatoriali uscivano cassette e dischi autoprodotti richiesti da fan d’oltreoceano (uno su tutti, Jello Biafra) e che adesso sono diventati oggetto di collezionismo. Ci sono gruppi italiani inoltre che sono stati un’influenza diretta per gruppi stranieri: l’esempio più bizzarro viene dall’altro capo del mondo, in Giappone, dove ci sono band (gli Isterismo, per esempio) ispirate dal suono e dal messaggio di Wretched, Impact e Negazione al punto da avventurarsi a cantare nella stessa lingua di Dante. […]

 

…segue per 20 pagine nel numero 311 di Blow Up, in edicola ad aprile 2024

Rubriche mignon:
AAA Annunci: cerco, vendo, compro, scambio, regalo
Anniversari: memoria
Camera Ardente: i morti del mese / a cura di Federico Savini
Discopatie: costi e benefici / di Federico Guglielmi
Maps & Legends: ricerche minerarie e perdite di tempo
Play=Liste: ascolti, letture, visioni personali del mese
Ripeschiamoli: dischi sommersi, dispersi, recuperati
TalkTalk: news / a cura di Federico Savini
Videodrome: cose intraviste / di Dionisio Capuano
Vocabolario: le parole sono importanti

Rubriche-rubriche:
Il piatto del giorno: cose buone dal mondo / di Federico Savini
Fratelli d’Italia: Vizi, virtù e “dietro le quinte” musicali del paese che sembra una scarpa / di Federico Guglielmi
Tin Pan Alley: proteste contro la realtà inesorabile / di Daniele Rosa
Contrabanda: sguardi dalle retrovie dell’impero / di Luca Majer

Rubriche extra large:
Cabinet of Curiosities: stranezze e rarità tra ieri e oggi / di Vittore Baroni
La Singolare Miscela di Bert: ricordi, ripescaggi, riscoperte, ritrovamenti, rinvenimenti / di Riccardo Bertoncelli
Sonatine: “nomi moderni forti nuovi e interessanti volevo dirvi”


COLLATERAL
Sadie Plant
 / di Matteo Moca
Scritti sulla/sotto droga e altri itinerari psichedelici

Flannery O’Connor / di Alice Pisu
Le evoluzioni letterarie di Flannery O’Connor dai primi racconti alla maturità

American Fiction, di Cord Jefferson / di Roberto Curti
Monk’s Blues

Estranei, di Andrew Haigh / di Emanuele Sacchi
Fantasmi d’amore

May, December, di Todd Haynes / di Emanuele Sacchi
Il pericolo dell’insicurezza

True Detective 4. Night Country di Issa López / di Domenico Monetti
Quando il nero è posticcio

Rubriche:

Paint It Black: noir, giallo, poliziesco / di Roberto Curti
Libri del mese
Libri musicali
Libri / Graphix: fumetti, graphic novel, strisce
Blow Out / di Roberto Curti

Steve Albini. Big Black, Rapeman, Shellac
Director’s Cut #34 (aprile 2024) • 132 pagine b/n • 13,00 euro

«Chiunque pensi che abbiamo oltrepassato la soglia della decenza con i nostri testi o che il pubblico abbia il diritto di pretendere una qualche ‘responsabilità sociale’ da una dannata punk band, è un vero e proprio imbecille, dovrebbe farsi avanti e venire a leccarmi il culo.» [Steve Albini, dalle note dell’album “Pigpile”]

[di seguito una parte dell’introduzione]

Noia

[…] Ed erano proprio gli inospitali luoghi dell’adolescenza ad echeggiare costantemente nei testi delle sue canzoni esaltando lo stridore prodotto da quei ritratti di un’umanità provinciale, desolata e annoiata rispetto ai suoni frenetici, industriali e metropolitani con cui erano veicolati. Perché era la noia il protagonista principale delle sue crude vivisezioni psicologiche, la noia assordante e assoluta delle piccole cittadine decentrate e isolate dove gli unici passatempi potevano essere ammazzare piccioni, osservare morbosamente animali al macello, dedicarsi a scorribande in auto, vandalismi gratuiti o fosche pratiche sessuali sadomaso. Il vuoto, insomma, un vuoto esistenziale persino peggiore delle precarietà metropolitane; un big black, un grande buco nero capace di condurre ad atti di violenza gratuita e insensata più che a una delinquenza degnamente inquadrabile come lotta per la sopravvivenza. Il pensiero corre a Noia dei CCCP: il contesto e gli interpreti erano molto simili. […]

 

 

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